giovedì 28 novembre 2013

Torneo di calcetto 2013-2014: Cronaca calcistica del 31/10/13

Ed ecco che Caprara torna all’azione! Stavolta sono arrivato trasportato dalla NaziPanda del giocatore Bertozzi, e l’arrivo dei giocatori dello Scarsenal è un arrivo veramente trionfale.
In compenso vi posso garantire che è l’ultima volta che salgo sulla macchina di quel pazzoide scriteriato di Bertozzi, scommetteteci quello che volete!
Arrivato al campo, mi rendo di nuovo conto che tutti i giocatori sono belli pronti, e anche oggi avevo una gran fretta di finire (dovevo tornare urgentemente a Roma…).

Le squadre erano le seguenti:
MAJOR RALLY (Sparagna, Rocchi, Giampietro, Terranera, Tentorio, Vincenzi)
SCARSENAL (Oddi, Bertozzi, Pietrangeli, Albani, Ramogida)

Il primo a prendere la palla è Sparagna, il quale passa dopo una serie infinita di “dribbling” (chi cazzo ha coniato questa parola???) a Vincenzi, che a sua volta prova a segnare ma Ramogida, attrezzato di maglia azzurra con scritta SOSSIO (possibile anagramma?) lo ferma, calciando la palla in modo da mandarla fuori. Tsk, che bastardo. Ma il calcio prevede anche questo.

Il rinvio lo fa lo stesso portiere dello Scarsenal, Pietrangeli, che lancia verso Oddi. Il neorappresentante prova a dribblare, ma la palla scivola via dopo pochi metri.
La palla giunge ai piedi di Sparagna che tira un calcio forte, ma forte forte forte! Tanto forte che non faccio in tempo a vedere la palla.

Oddi recupera il pallone e lo passa a Ramogida; questi la insegue per quasi tutto il campo, corre più veloce di un pipistrello che scappa via dall’inferno, ma non riesce a segnare.
La palla ritorna in campo e Oddi la colpisce col quadricipite. Il sottoscritto telecronista si guarda intorno dubbioso chiedendosi “Ma si può fare?”. Sono tuttora in attesa di risposte.
Ramogida prova a segnare, ma Terranera riesce a parare; allora Ramogida prova di nuovo a segnare, ma niente da fare: Terranera para di nuovo. Ammazza, ‘sto Terranera. Che riflessi…

Vincenzi prende la palla in contropiede e la lancia… a nessuno. Già, avete letto benissimo: a nessuno. L’avrà lanciata all’amico immaginario… Boh.
Ramogida colpisce la palla mandandola dritta su un palo. Non è un bel modo di percuotere quella povera palla. Guardate che il mestiere di quel pallone è davvero strano: tutti lo amano, eppure lo prendono a calci.
Pietrangeli si rende conto che la palla si dirige verso la sua porta, ma la “saracinesca” dello Scarsenal si fa valere e blocca il pallone.

La palla torna in campo e Sparagna fa un rapido rinvio eseguendo una scivolata sull’erba (finta, tralaltro) che manda il pallone verso l’alto.
Vincenzi non resta a guardare e, una volta appropriatosi (esiste questo termine?) della palla riesce a mandarla in porta. Un gran bel tiro. Peccato però per le sue scarpe nuove.
Raccomandazione noiosa, ragazzi: non giocate a calcio con le scarpe nuove. La situazione è di 1-0. Giampietro viene sostituito da Tentorio.
Non passano neanche 90 secondi, che Rocchi riesce a fare di nuovo gol eludendo le difese del povero Pietrangeli. La situazione è di 2-0.

La palla torna in possesso di Sparagna, il quale prova a segnare, ma sbaglia completamente la mira. Un suggerimento: OCCHIALI! Ma stavolta quello che sorprende tutti è Mr. SOSSIO (ma che cazzo significa?) Ramogida, che riesce a fare gol. La situazione è di 2-1.

La “saracinesca” dello Scarsenal Pietrangeli è incaricato di far tornare in campo la palla e fa un tiro… alto. Già, “alto” è il termine giusto. Manda il pallone così in alto che penso che abbia abbattuto almeno 3 gabbiani. Il dubbio persiste: ma che ci fanno dei gabbiani nel cielo di Frascati?
I giocatori del Major Rally, incazzati giustamente per il gol subìto, provano a fare gol, ma Pietrangeli riesce a parare sia Rocchi che Giampietro. Viene eseguita una “triplice ribattuta” (ammazza, ma cosè: una parolaccia?) su Pietrangeli, il quale riesce a parare tutte le palle!

Bertozzi prova ad avere il suo momento di gloria, e cerca di segnare, ma inutilmente. Credo di essermi già pentito di avergli urlato “AH, TALPA!!!”.
Albani corre verso il pallone e lo colpisce mandandolo in alto… Guardate, ragazzi, che il pallone va calciato in lungo, mica in alto. Credo.
Bellissima doppietta (nel senso di pistola) di Vincenzi che riesce a fare gol. La situazione è di 3-1.
Rocchi viene sostituito da Sparagna.

Giampietro acchiappa la palla, ma la manda fuori campo. Nun se fa, nun se fa, nun se fa…
Tentorio prova a mandare la palla in porta, ma scivola e si spalma sulla rete a bordo campo come la Nutella si spalma su una cialda. Vi posso garantire che nessuno ha mangiato Tentorio, tranquilli.
Albani dà un colpo di testa (macché, quella era proprio una capocciata, si sarà pure fatto male) alla palla. Vincenzi si appropria del pallone e corre, corre, corre (cazzo se corre…). Oddi prova inutilmente a marcarlo, ma Vincenzi non riesce a segnare.

La palla torna in campo: se la contendono i neorappresentanti Oddi, Pietrangeli e Sparagna. Un triello alla “Il buono, il brutto e il cattivo”. E come va a finire??? La palla se la prende Tentorio, che però non riesce a segnare. La palla è diretta verso la porta degli Scarsenal è Oddi sporge il busto in avanti (ma a che scopo, scusa?).
Ramogida prova a segnare con un colpo di testa, ma niente da fare. Il colpo ha mandato la palla troppo in alto. Albani prova a bloccare Tentorio, ma scivola e fa un ruzzolone tale che deve aver attraversato mezzo stadio rotolando…

Oddi non ci sta e, una volta recuperata la palla, riesce a segnare! La situazione è veramente AGGHIACCIANTE ed è 3-2. Vincenzi è sostituito da Rocchi.
Oddi fa 2 (e ho detto 2!) colpi di testa, ma non ottiene nulla se non mandar fuori la palla. Forse sono solo io che non ci capisco nulla, ma ora il mal di testa sta venendo a me…
Pietrangeli riesce a parare un gol mancato di Sparagna. Je suis desolée, Daniele. Niente da fare.
Bertozzi prova di nuovo a tirare, ma a chi? La palla va di nuovo fuori. E nel mezzo di tutto questo Casino con la “C” maiuscola, Ramogida bestemmia alla Vergine Maria. O forse stava solo parlando francese?

Tentorio e Sparagna non riescono a segnare! Bertozzi è un gran difensore, un vero mastino (Bau!), ma non serve a molto. Le sue difese vengono eluse. Meno male che Oddi acchiappa la palla e la manda in alto (di nuovo… E che “palle”!!! Scusate il doppio senso).
Albani prova inutilmente a parare con la testa, ma Pietrangeli non se ne sta con il pirla in mano e riesce a parare il tiro di Rocchi! Inutile che vi incazzate con la palla: lei fa solo il suo mestiere.
Albani blocca Rocchi, che manda la palla dall’altra parte dello stadio. Cercando di prendere la palla, sia Tentorio che Bertozzi si addobbano (e che sono, alberi di Natale???) e Sparagna ride. Davvero esilarante. È più o meno divertente come fare surf nel magma…

Incredibile la difesa di Oddi, che riesce a parare con la schiena; in compenso una delle vertebre gli sarà uscita dallo sterno.
Nonostante una rapida distrazione di Pietrangeli, Vincenzi non riesce a segnare.

Proprio mentre la situazione sembra rimontare… Il Professore fischia. Fine primo tempo.
E come sempre io raccolgo brevi interviste.

“Belli i capelli di Pietrangeli… ♥” (Francesca Contestabile)
…  (Albani)
“Un’intervista?!? Non c’ho ancora pensato, cazzo…” (Sparagna)
“Se lo prendano nel culo!!!” (Pietrangeli)

“Quando il fiume è rosso, prendi la via fangosa” (Ramogida)
Traduzione: quando il fiume ha le mestruazioni, devi arrancare nella merda.

Inizia il secondo tempo e la palla va dritta sulla testa di Albani. Mi sa che qualcuno ce l’ha a morte con la sua testa…
Rocchi riesce a segnare E la situazione è di 4-2. Giampietro è sostituito da Tentorio.
E qui viene il bello: un’entità misteriosa tenta di uccidere lo spettatore Niccolò Rocca lanciandogli la palla alla velocità della luce. Troverete altri tentati omicidi più avanti…

Pietrangeli non riesce a parare la palla lanciatagli da Tentorio, ma questa non entra comunque in porta. Oddi prova a recuperare la palla, ma scivola in modo completamente scoordinato.
L’entità misteriosa precedentemente citata prende ora come bersaglio il sottoscritto e cerca di assassinarlo lanciandogli addosso la palla per BEN 2 VOLTE!!! È AGGHIACCIANTE!
Oddi va in porta, sostituendo Pietrangeli, il quale, con un colpo di ginocchio, manda la palla agli antipodi… No, non l’ha mandata in Australia: con “antipodi” intendo l’altra parte dello stadio.
Terzo tentativo di omicidio del sottoscritto da parte dell’entità misteriosa.

Tentorio prova a segnare, ma gli sfugge la palla e perde una scarpa… che va in porta. Può essere considerato come un gol? … Mi dicono di no. Vabbuò.
Terranera para Pietrangeli per BEN 2 VOLTE e lancia la palla a Vincenzi, il quale riesce a segnare!!! Ammazza, ‘sto Vincenzi… La situazione è di 5-2.

Rocchi prova a segnare, ma Ramogida gli corre incontro urlandogli in faccia a squarciagola!!! Un po’ insolito, ma efficace. Ramogida afferma poi “Col sinistro c’ho il controllo de ‘na papera.” Che cazzo vuol dire? Bertozzi sostituisce Oddi in porta e Sparagna sostituisce Giampietro.
Quarto tentativo di omicidio del sottoscritto, e stavolta la palla mi colpisce il polpaccio sinistro. Non potete avere idea del dolore che ho provato. Un dolore a dir poco AGGHIACCIANTE!

Pietrangeli riesce però a segnare. La situazione è di 5-3… Ma cosa vedo? Pietrangeli perde sangue dal naso! Ma come è successo??? “Capillari deboli” mi dicono da dietro. Dobbiamo fidarci?!? E io mi fido.
Gli Scarsenal provano a segnare, ma Terranera si accartoccia sulla palla. Ma credetemi, si è accartocciato bene. Oddi fa un salto atletico. A che gli è servito? No, adesso me lo dite! A COSA CACCHIO GLI È SERVITO???
I giocatori si fottono a vicenda la palla, manco fosse un Rolex. Che brutta esperienza per la palla…

Vincenzi fa di nuovo gol e viene subito sostituito da Rocchi, il quale fa un altro gol. Entrambi riescono a catapultare la situazione prima a 6-3, poi a 7-3.
Pietrangeli si incazza DI BRUTTO e riesce a segnare nonostante le difese di Terranera. La situazione è di 7-4.
Ramogida dal canto suo prova a difendere la sua porta, ma para in modo così scoordinato… Mamma mia, come para male…

Bertozzi riesce a fare gol (già, pare che adesso tutti si mettono a fare gol) e la situazione è di 7-5.
Giampietro corre dietro alla palla, ma lo fa in modo così scoordinato… Mamma mia, come corre male…
Bertozzi prova a parare con un colpo di… pube. Avete letto bene: para con un colpo di pube. E non si è fatto niente! Santo cielo, che stoico.
Bertozzi, noncurante del dolore agli “amici di Maria”, prova a segnare, ma Terranera riesce a parare. Il volto di Bertozzi era a dir poco eloquente, e, nonostante la bocca restasse chiusa, io lo vedevo dire “Nuooooooooooooooooooooooo!”.
Con quante “O” ha detto “Nuooooooooooooooooooooooo”?

Tentorio riesce a segnare, e preso dalla gioia fa una ruota. Bravo, peccato che questo è uno stadio, non il Circo Orfei. La situazione è di 8-5.
Esilarante colpo di spalla di Albani al quale Sparagna, nel tentativo di acchiappare la palla, prova a dare un calcio in testa che per poco non lo decapita. È proprio vero che il calcio è uno sport di corpo. Poi se perdi le parti del corpo sono cazzi tuoi.

Oddi non riesce a fare gol e bestemmia (e ce credo). Oddi recupera la palla e viene marcato da… da… da Bertozzi???? A Bertò, MA CHE CAZZO FAI? Oddi è dei tuoi!
Nel mezzo di questo Casino (sempre con la “C” maiuscola, mi raccomando), Vincenzi recupera la palla e segna. E basta, qualcuno lo leghi!!! La situazione è di 9-5.
Tentorio sostituisce Giampietro, e non appena entra in campo, fa gol! La situazione è di 10-5, ed è una situazione AGGHIACCIANTE!!!

La vera confusione nasce ora, perché il sottoscritto non riesce a capire se Oddi è riuscito a fare gol, o se è stato quel tontolone in cariola di Giampietro ad essersi fatto autogol… Sta di fatto, mi dicono, che la situazione è di 10-6.
Ai posteri l’ardua sentenza (ossia quella di decidere se è Oddi che è bravo o se è Giampietro che è un balengo).

La palla si reca verso la porta di Terranera, vicino al quale sta correndo persino Pietrangeli che vuole mandare la palla dentro, ma i due giocatori si danno una capocciata che manco Zidane nel 2006. Avranno visto tutte le stelle del Firmamento con quella capocciata…
L’entità misteriosa prova per l’ennesima volta a farmi la pelle, ma anche stavolta niente da fare!

Sparagna recupera la palla e attraversa tutto lo stadio, rapido come il siluro di un sommergibile sovietico, per fare gol… ma sbaglia completamente la mira. Rocchi gli dà della “pippa”. Ok, non è molto lusinghiero.
Il vero successo, infatti, è di Oddi, il quale riesce a segnare. La situazione è di 10-7.
Ed è proprio così che finisce. Il Professore segna la fine della partita.

Conclusasi la partita, mi reco a raccogliere testimonianze:
“Sono più forti…” (Oddi)
“Non ho segnato, ma so’ contento!” (Giampietro)
“Troppo poco sangue.” (Albani)

N.B. Albani si rese conto poco dopo che un sassolino nella scarpa gli aveva bucato il piede. Volevi il sangue? Eccolo qua!

Una vera lotta tra titani. E, se vi può consolare, non è neanche l’ultima partita dell’anno.
Quindi, alla prossima. 


Alessio Caprara

Torneo di calcetto 2013-2014: Cronaca calcistica del 28/10/13

Piccola premessa iniziale:
È la prima volta che faccio il “telecronista” dopo che questo ruolo è stato per molti anni, a quel che ho sentito, di Andrea Cristiano. Inoltre, immagino sia una cosa che desterà molta meraviglia, io sono completamente analfabeta per quello che riguarda il calcio. Pertanto spero mi perdonerete se non sarà, come credo, all’altezza delle precedenti cronache. Se non altro posso dirmi di essermici impegnato.

Arrivato al campo, il sottoscritto viene subito informato della formazione delle squadre e dell’orario previsto della fine (d’altro canto non potevo tornare tardi a casa…). Non posso fare a meno di notare che tutti e dieci i giocatori sono belli carichi e pronti a dare il meglio di sé.

Giammarioli è il primo ad impossessarsi del pallone, ed è subito pronto a passarlo a Taraborelli, il quale corre avanti e indietro “dribblando” a più non posso. Passa la palla a Camerini, il quale cerca di mandare il pallone in porta, ma Bertozzi non se ne sta con le palle in mano e, rapido e scattante, para il pallone.

Tornata in campo la palla, finisce subito nelle mani (anzi tra i piedi) di Pietrangeli, il quale attraversa tutto lo stadio per raggiungere la sua meta: la porta avversaria. Nonostante il glorioso tentativo di Rocca di parare la palla, Pietrangeli riesce a fare gol.
La situazione è 1-0.

Fusco sostituisce Rocca in porta. Oddi si impossessa della palla, e riesce a portarla avanti parecchio facendola rimbalzare sul petto (già, peccato però per quella bella maglietta dei Simpson…).
A un tratto, colpo di scena! Giammarioli recupera il pallone, ma inutilmente: la palla finisce fuori campo. Recuperata la palla, Corrado prova a tirare in porta, ma Bertozzi riesce a parare.
Giammarioli manda la palla dall’altra parte dello stadio come nemmeno Pelè riuscì a fare in “Fuga per la vittoria” (bel film, davvero un bel film). Tuttavia, nonostante questa prodezza, Pietrangeli riesce ad impossessarsi del pallone. Giammarioli prova a riprendere la palla, ma l’impresa fallisce: Camerini lo blocca e non si può muovere. In tutto questo puttanaio non posso fare a meno di notare di come Facchi, nonostante la giovane età e l’altezza relativamente media, riesca a sorprendere tutti.
Pietrangeli si prepara a fare gol, ma Fusco ha i nervi ben saldi e riesce a parare.
La situazione è a dir poco AGGHIACCIANTE!

Dopo che la palla è tornata in campo, Corrado e Taraborelli provano a segnare, ma entrambi falliscono: il primo perché sbaglia completamente la mira, il secondo perché bloccato da Pietrangeli. Camerini si incarta (e non capisco nemmeno perché!!!) su Giammarioli.
La palla passa a Facchi, che prova a fare gol, ma Fusco riesce a parare.
Ma la soddisfazione di Fusco non dura a lungo: Pietrangeli si impossessa del pallone e riesce a segnare! La situazione è di 2-0. Camerini sostituisce Fusco in porta.

Nonostante la gioia di Pietrangeli, la felicità della sua squadra si interrompe BRUSCAMENTE quando Corrado si impossessa del pallone e riesce a segnare nonostante Bertozzi.
La situazione è di 2-1.

Dopo un altro breve lasso di tempo (già, pare che questi ci godano a vedermi scrivere come un matto e chiedermi intorno “Ma chi ha fatto cosa???”), Facchi dimostra tutta la sua bravura riuscendo a segnare. La situazione è di 3-1. Rocca sostituisce Camerini alla porta (ma Bertozzi non lo ha sostituito nessuno?).

La palla torna in campo. Pietrangeli la prende al volo e attraversa tutto lo stadio per mandarla in porta, ma i suoi sforzi risultano vani: sbaglia completamente la mira. “Colpa del sole” mi dicono.
Camerini si scatena, e, incazzato come una iena a digiuno, prende la palla e riesce a fare gol a Bertozzi (poverino, si sarà stancato o no?). La situazione è di 3-2.

Taraborelli prende sotto piede il pallone e si dimena di qua e di là, ma Oddi lo blocca e riesce a soffiargli la palla da sotto il naso, anzi da sotto il piede.
E qui qualche momento di delusione: né Camerini, né Pietrangeli riescono a segnare.
In mezzo a questo casino, ci si mettono pure Giammarioli e Rocca che si colpiscono a vicenda. Fallo? Ma no, va…
Oddi dà un calcio al pallone con tutta l’energia che ha in corpo… e lo manda in traversa. Già, la cosa è decisamente snervante.
Bertozzi viene subito preso di mira da tutta la squadra avversaria, ma riesce a parare BEN 2 VOLTE la palla nemica, liscio ma veloce come un dromedario sul linoleum.
Taraborelli prova a segnare, ma sbaglia la mira BEN 2 VOLTE (lo faranno forse apposta?) e, nel tentativo di recuperare il pallone, fa un salto di almeno due metri. Nemmeno Andrew Howe è riuscito a fare una roba simile…
Facchi, forse stufo di questo stallo sportivo, prende il pallone e riesce a mandare in porta, sbaragliando del tutto il povero Fusco. La situazione è di 4-2.

Giammarioli e la sua gang si accaniscono sulla porta nemica e provano più volte a segnare, ma Bertozzi para tutto (oh cielo, scritto così sembra spagnolo…).
È un Casino con la “C” maiuscola: Pietrangeli prova a segnare, ma l’unica cosa che riesce a fare è quella di “azzoppare” Fusco, e Taraborelli, come se fosse stato colpito da un proiettile, cade a terra.
Corrado tenta di ristabilire la situazione e riesce a fare gol. La situazione è di 4-3.
Non contento, Corrado prende di nuovo della palla e fa di nuovo gol!!! La situazione è di 4-4.

Non si è sempre fortunati: infatti, nonostante due gol consecutivi, Corrado non riesce a fare un terzo gol. Bertozzi riesce a parare sia Corrado, sia Fusco. Oddi prova a fare gol, ma sbaglia completamente la mira. Al posto mio, Germano Mosconi gli avrebbe dato del “mona”…

Improvvisamente il Professore fischia. Fine primo tempo.

Interviste:
“Sto morendo! Facchi corre come un forsennato…” (Rocca)
“Con le riserve vinco uguale.” (Giammarioli)

Finita la breve pausa, la disposizione dei giocatori si inverte e comincia il secondo tempo.
Corrado prova a fare gol, ma niente da fare. Il vero successo è quello di Taraborelli, che riesce a segnare a quel poveraccio di Bertozzi. La situazione è di 5-4.

È AGGHIACCIANTE!
Giammarioli e Taraborelli non riescono più a segnare. Fusco riesce a bloccare Pietrangeli, anche lui stanco morto, immagino. Una fatica immensa! Il puzzo del sudore comincia a farsi sentire fino a me (poi ho scoperto che ero io…). E tanto per rendere il tutto più divertente, Taraborelli sputa. Sputa. Sull’erba finta. Mah…
A un tratto, cosa vedo? Giammarioli si accascia al suolo! Che gli prende? Gli vado vicino e mi riesce solo a dire: “È ‘na gomitata de Cristo!!!”. Beh, chissà che male…
Pietrangeli soprende tutti e segna a Camerini, sostituito da Fusco. La situazione è di 5-5.
Ma la partita è ancora lontana dalla fine.

Facchi cerca ancora di farsi notare dando un bel colpo di testa. Un colpo di testa coi controcoglioni! Peccato però che non sia servito a molto…
È AGGHIACCIANTE! (PS. Ho pauraaaaaaaaaaaaa!)
No! Cosa dico? È servito a qualcosa, forse? Beh, direi di sì, dal momento che Facchi riesce nonostante tutto a fare gol! La situazione è di 6-5.

Rocca va in porta. Dalla faccia che ha non so dire se è incazzato nero o se sta per cadere in catalessi. Nonostante tutto riesce a parare un gol mancato di Pietrangeli. Spiacente Andy, non c’è trippa per gatti.
Corrado si riprende e decide che stavolta tocca a lui: prende la palla e riesce a fare gol. La situazione è di 6-6. Vi manca un numero per fare Satana.

I minuti rimasti sono pochi. Pietrangeli prova a bloccare Taraborelli, ma questo corre, corre, cazzo se corre. Corre e prova a fare gol. E cosa vi fa? Doppio palo. D’oh.
La situazione cade nel violento. “Perché?” vi chiederete. Il tutto può essere riassunto in quello che Sparagna e Rocchi hanno definito un “nuovo scioglilingua”: fallo di Rocca a Facchi.
Ora che ci siete provate a dirlo più volte e velocemente.
Da lontano inoltre mi è sembrato di sentire un osso che si spezzava. Spero sia stata solo un’allucinazione.

Proprio mentre la situazione sembra rimontare… Il Professore fischia. La partita è finita.
Però, bella partita. Vedere una serie di ragazzi affetti da gigantismo (tranne uno) che provano a contendersi un pallone ha un che di divertente…

Conclusasi la partita vado ramingo a chiedere di rilasciare un’intervista. Ecco cosa ho ricavato:
“Rispetto tutti ma nun temo NESSUNO!!!” (Pietrangeli);
“C’hanno rubato un gol, fiji de na mignotta…” (Giammarioli);
“Due punti persi… Si può fare meglio. A proposito: Caprara sei uno stronzo!” (Taraborelli);
“Caprà, ma vaffanculo…” (Bertozzi).

Eh, che dire? La gente mi ama.
Questa era solo la prima partita: l’anno è ancora bello lungo.
Alla prossima.


Alessio Caprara

domenica 24 novembre 2013

Patto di solidarietà per la vita - VA e VC ci (di)mostrano l’importanza dei trapianti



Un ragazzo che si sente male mentre corre al parco e viene salvato dagli organi di una coetanea investita da un pirata della strada, una giovane che si sottopone ad un trapianto di midollo per curare la leucemia del fratello: sono queste le due storie che i ragazzi della VA e della VC hanno rappresentato rispettivamente nel cortometraggio “E se io rivivessi in te” e in un fumetto corredato da una canzone che rispondono al titolo “Part of me”. L’occasione per consentire agli studenti di alzare le loro teste da versioni e funzioni, temi e opere d’arte è stato il concorso “Patto di solidarietà per la vita” indetto dalla Regione Lazio. Verso la conclusione dell’anno scolastico 2012-13 le professoresse di scienze Menechilli e Duranti hanno iscritto le loro classi al concorso e solo nel novembre di quest’anno hanno potuto vedere finalmente i due progetti realizzati interamente dai loro alunni con tanto impegno e sudore, profusi specialmente alla fine del mese di ottobre quando i ragazzi hanno tirato le fila del discorso e hanno concluso i loro elaborati. Prima di dare libero sfogo alla loro creatività, i ragazzi hanno visionato il video di una conferenza di alcuni professori circa l’importanza dei trapianti e la loro procedura per sommi capi. Negli ultimi mesi, quindi, la VA si è messa a disposizione del regista di classe Alessio “Il Maestro” Caprara per costruire una decina di minuti di pellicola girati nei locali di scuola e dell’annesso parco di Villa Sciarra attorno ai protagonisti interpretati da Emanuele Taraborelli e Ilaria De Angelis, con il montaggio di Simone Albani. Dall’altra parte sono stati le due esperte di fumetto Sonia Rondinelli e Marta Falessi e il paroliere, cantante e pianista Andrea Pietrangeli a guidare la realizzazione, mentre Andrea Inneo supervisionava il montaggio. Aldilà dei ragazzi che sono stati al centro delle produzioni, tutti gli studenti delle due classi si sono dati molto da fare. Così, il 14 novembre scorso le due classi hanno potuto presenziare alla premiazione presso il palazzo della Regione all’Eur e hanno ricevuto, oltre alle due targhe commemorative ora in Presidenza, anche un buono di circa 500€ (579,02 per l’esattezza) che le professoresse Menechilli e Duranti hanno scelto di devolvere all’acquisto di attrezzature scientifiche come una massiera per bilancia, una bilancia didattica, un kit chimica degli alimenti, un kit inquinamento biologico acque e un modello di DNA. Un’iniziativa che quindi ha tirato fuori l’anima creativa dei diplomandi, ma che ha anche permesso il miglioramento del laboratorio di scienze della scuola. 

Ludovico Oddi

lunedì 18 novembre 2013

LiberaMente 2014 - Apprendiamo insieme

Da quando sono arrivato al Cicerone ho dovuto imparare a convivere con tutti i suoi difetti. D’altra parte, sono stato invaso dai suoi piccoli grandi pregi. Dal primo momento che sono entrato al Cicerone, infatti, ho imparato che la scuola non è un luogo dove professori delusi del proprio mestiere ripetono sempre la stessa storia sempre con le stesse parole a venti, venticinque, trenta ragazzi che non aspettano altro che la campanella per fuggire a casa e proiettarsi con le mandibole sul tanto agognato piatto di pasta. Io sono fiero di dire che al Cicerone ho scoperto che la scuola può essere e, in alcuni casi lo è, una stretta collaborazione tra professori entusiasti di insegnare e studenti entusiasti di apprendere. Da questo presupposto di osmosi tra la componente studentesca e la componente docente nasce il progetto di cogestione LiberaMente 2014. Cosa vuol dire cogestione (mi raccomando senza N tra la O e la G)? Una parola così brutta per esprimere un concetto così bello. La parola cogestione ha in sé il prefisso "co-" e per "co-" noi che siamo linguisti, moderni o classici poco importa, sappiamo che si intende qualcosa da fare insieme. E questo è già un enorme passo avanti. Ma cosa dobbiamo fare insieme? Dobbiamo gestire, dobbiamo portare avanti questa scuola anche se solo per questi 3 giorni di giugno. E cosa si fa per portare avanti una scuola? Si insegna e si apprende. Allora in questi fatidici 3 giorni insegniamo e apprendiamo insieme professori e studenti, ma lo faremo diversamente. Ogni studente e ogni professore è pertanto invitato a dare il suo per la causa, proponendo corsi di una, due, o anche tre e quattro ore in cui spiega qualcosa che può essere la Quinta sinfonia di Beethoven, i Queen, una particolare poesia di Neruda, i quadri di Pollock, uno sport, una forma d’arte, una situazione politica o storica particolare, uno svago, un hobby, un film particolarmente coinvolgente... Qualcosa insomma di cui siete esperti e che volete far conoscere al mondo, ma che durante le ore di didattica tradizionale non potete fare. Ma come bisogna insegnare queste cose? Sarò ripetitivo, ma vi voglio ancora ricordare il prefisso "co-" in quella benedetta parola “cogestione”. Bisogna farlo insieme. Andate alla ricerca, studenti, di un professore che nasconda dietro a registri e compiti in classe la vostra stessa passione e, professori, fate lo stesso con gli studenti: potrete scoprire che il professore di latino e greco è un grande appassionato di rock, o che la professoressa di matematica vada matta per i Simpson o che all’insegnante di tedesco piaccia tantissimo quella danza che voi praticate da una vita. E se per la preparazione dovrete appoggiarvi a quel professore, magari quando dovrete esporre a giugno il vostro corso, sarete così orgogliosi del vostro operato che vorrete e potrete esporlo voi stessi. Ma questo grande progetto che risponde al nome di LiberaMente 2014 non finisce qui. Infatti, se avete uno zio fisico, o un amico che va al liceo artistico e disegna divinamente, o un nonno che, volente o nolente, ha convissuto con i Nazisti, o un fratello che studia medicina all’università, oppure il vostro vecchio vicino di casa coltiva splendidi fiori e conosce tutti i segreti della botanica, tutte queste persone voi studenti le potrete chiamare qui al Cicerone per questi 3 fantastici giorni e potrete esporre insieme a loro tutte queste incredibili lezioni che durante i nove mesi di didattica tradizionale non avete mai avuto il modo di esporre ai vostri amici e ai vostri professori. Last but not least come dicono al di là della Manica, ci attiveremo e vi attiverete per invitare intellettuali e celebrità di grande portata dentro le mura del nostro, del vostro Cicerone un giorno soltanto per ampliare gli orizzonti di una scuola che dal punto di vista geografico non si può nemmeno definire di provincia, a che grazie a noi, grazie a voi, in quei 3 meravigliosi giorni può diventare scuola del mondo. Così potremo costruire una COGESTIONE.


Ludovico Oddi

venerdì 8 novembre 2013

Essere o non essere furbi? Una riflessione sui tempi moderni



Mercoledì scorso, a culmine del mio periodo decisamente sfortunato, si è posta la mia quinta lezione di guida. Dopo aver aspettato per circa un quarto d’ora fuori il palazzo della scuola guida in attesa che aprisse e consegnasse le chiavi di un’arma a chi, come me, quell’arma non la sa proprio usare, mi voltai all’indietro e notai che istruttrice e segretaria dell’autoscuola stavano discutendo animatamente con una signora coadiuvata da una sua amica. Venni presto a sapere che la signora lamentava un danno procurato alla fiancata della sua macchina a suo avviso procurato dall’istruttrice (e già un’istruttrice di guida che fa il botto con l’auto non è molto rassicurante). Questa, dal canto suo, persisteva nel negare la sua colpevolezza e chiedeva alla controparte di lasciarla andare perché, in ritardo di ormai venti minuti, sarebbe dovuta andare a fare la guida con il sottoscritto. Nonostante avesse ricevuto i dati della tamponatrice, la signora non si decideva a liberare la sua prigioniera di quella guerra urbana, almeno finché non sarebbe arrivato il marito, cosa che avvenne nel giro di pochi attimi. Così, con circa venti minuti di ritardo potei iniziare la mia lezione di guida. L’istruttrice si scusò molto con me e mi concesse altri dieci minuti oltre la fine dell’orario di guida, a discapito del ragazzo che aveva la lezione nella fascia oraria seguente.
In seguito, discutendo dell’accaduto con un mio caro, fui tacciato di “essere fesso” e di “mancare di faccia tosta” per non aver reclamato quegli altri dieci minuti, che sommati con i dieci concessimi avrebbero coperto il ritardo nell’inizio della lezione, cosa che, a suo avviso, sarebbe stata mia di diritto. Io ribadii che tale pretesa era del tutto fuori luogo ed estranea ai miei reali diritti circa quell’ora di lezione. Ora, tutti quelli che mi conoscono sanno che quando devo far valere un mio diritto di certo non mi traggo indietro, ne sa qualcosa mistress Adelina circa la questione succursale, e pertanto la mia risposta non è stata minimamente dettata dalla paura di arrogare un mio diritto. Infatti, io credo che, essendo stato il ritardo dovuto a terzi e a cause di forza maggiore, sebbene vedendo la signora tamponata di certo più vicina alla pensione che al diploma non si direbbe, ed essendo stato il motivo del ritardo ampiamente spiegato, l’istruttrice e la scuola guida non avessero alcun dovere nei miei confronti. Anzi, mi avevano fatto la cortesia di ritagliare dieci minuti del patentando dell’ora successiva e di concederli a me. Inoltre, avendo fatto un sacrificio io rinunciando a dieci minuti ed uno l’istruttrice, avendo accumulato il ritardo fino all’ultima fascia oraria e essendosi quindi ritrovata chiudere la giornata lavorativa dopo la normalità, il danno si poteva dire riparato, senza andare più di tanto ad influire sulle seguenti ore di guida. Da questo episodio sono arrivato a chiedermi perché solo in questo nostro Belpaese essere disposti a fare il proprio sacrificio, essere onesti, o anche solo essere umanamente gentili è considerato essere fessi? Giorno dopo giorno in molti pretendono il rispetto e la garanzia dei propri, talvolta solo ipotetici, diritti e si dimenticano dei propri doveri: e il peggio è che questi figuri vengono considerati non solo furbi, ma anche eroi della patria, difensori dei deboli. Io ritengo, al contrario che i furbi (leggi i previdenti) e gli eroi della patria, i difensori dei deboli siano quelli che non si arrendono ad avere una città sporca ed inquinata e per primi gettano nel cassonetto della differenziata i propri rifiuti. Sono quelli che, pur ottenendo in cambio servizi scadenti, continuano a pagare tasse e imposte. Sono quelli che rispettano il ruolo e l’opinione dell’altro, in ogni contesto, prima di chiedere il proprio. Sono quelli, insomma, che hanno capito che lo Stato, la comunità non sono dei terzi che sottraggono loro le nostre forze e i nostri sforzi, non solo monetari, ma che lo Stato e la comunità siamo tutti noi messi insieme e quindi anche se stessi. Spero che questo mio sfogo non cada nell’inascoltato, ma che serva a richiamare ognuno dei lettori a compiere i propri doveri di cittadino del proprio comune, della propria provincia, della propria regione, del proprio paese, ma soprattutto del proprio mondo. Vi vorrei lasciare con due citazioni: la prima, che riassume tutto il mio pensiero, è tratta dell’Heautontimoroumenos (pronunciarlo a memoria è più facile che leggerlo) di Terenzio e recita “Homo sum, humani nihil alienum a me puto”, che per magnanimità nei vostri confronti tradurrò io: “Sono un uomo, nulla di umano reputo estraneo a me”; la seconda è un appello che il grande John Lennon ci ha lasciato nelle parole finali di quel capolavoro che è Imagine “You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one, I hope someday you’ll join us and the world will be as one”.
Tuttavia, per non lasciarvi proprio con troppa smielatezza in bocca, vi racconterò come è andata la partenza di quella famigerata guida, la più comica che il mondo abbia visto dai tempi della Modello T della Ford del 1888. Dopo aver sistemato il sedile, regolato gli specchietti e messo la cintura, come da procedura, sono partito facendo attenzione alla salita che mi attendeva. Tutto perfettamente se non fosse per il fatto che non avevo fissato bene il sedile e che, pertanto, quando sono andato a premere l’acceleratore sono stato catapultato indietro con il sedile e la macchina si è spenta in mezzo al tratto in salita, perennemente trafficato, della piazza del comune di Frascati e l’istruttrice tra i clacson di quelli di dietro che rischiavo di travolgere e le sue risate per l’evento a dir poco ilare mi ha tratto in salvo partendo lei con i doppi comandi e lasciandomi il volante solo dopo una decina di metri.



                                                                                                                      Ludovico Oddi VC

domenica 29 settembre 2013

Il nostro spazio

Da ormai ex alunno sono tanti i pensieri e le emozioni che si rincorrono nella mente, cinque anni sono davvero tanti. Ho deciso di scrivere ancora un articolo per il nostro giornalino perché vorrei condividere una riflessione che ha inizio da una domanda: perché ho la netta sensazione che frequentare questa scuola sia stata un’esperienza unica? Ho pensato a lungo e ho raggiunto la risposta che vedete in cima all’articolo: la scuola è il nostro spazio. La scuola è il nostro spazio perché, più ci penso, e più capisco che quelli che davvero fanno la differenza nelle scuole sono le nostre idee, i nostri progetti, le nostre battaglie. Con tutto il rispetto del caso, che cultura è un professore che sciorina nozioni come fosse una macchina impaccheta-concetti davanti ad una platea di alunni mentalmente assente? La lezione può essere anche sul più complicato e interessante nodo dell’Universo, ma non è cultura. La cultura è partecipare, è dialogo. In questo, secondo me la nostra scuola è differente: abbiamo voglia di metterci in gioco e facciamo in modo che la scuola sia il nostro spazio per farlo. Gli esempi si sprecano: questo blog, le belle cogestioni, i tanti concorsi che abbiamo organizzato. Addirittura le proteste sono diventate il nostro spazio; la ricordate ancora quella di novembre di un anno fa? Lo striscione che la rappresenta dovrebbe essere ancora nella biblioteca (spero!), quello enorme in cui ognuno di noi ha lasciato una traccia di sé, una mano colorata, una frase, uno scarabocchio. Liberamente. Era un lenzuolo enorme e bianco, ci abbiamo visto un’opportunità, il nostro spazio. Così deve essere la scuola: una pagina bianca aperta a tutti, il nostro spazio. Che sapore ha sentire parlare di anarchia, di Costituzione, di musica rock, di Pablo Neruda, di politica, di scioperi, di riforme, di crisi economiche studenti appassionati? L’imprecisione e qualche strafalcione sono rischi concreti, come anche i diverbi piuttosto accesi, ma la passione non ha prezzo. La passione è sublime (e fatemela fare una citazione dal greco!). Ho capito che la scuola diventa un luogo dove si fa davvero cultura solo se noi, gli studenti, mettiamo in gioco noi stessi e non prendiamo soltanto qualcosa da questo posto, ma diamo anche del nostro in termini di idee. Se pensiamo che la scuola sia un luogo in cui veniamo costretti a studiare, in cui ci è tolta la libertà fisica e quella di opinione per cinque o sei ore sei giorni a settimana è un fallimento, anche nostro, perché significa che non abbiamo idee per colorare un lenzuolo bianco. Il bello della nostra scuola è vederci come una realtà collettiva viva. Questo è più o meno quello che penso, spero di avervi dato un’idea anche di quello che sento. La nostra scuola è una macchina alimentata da idee e spirito di intraprendenza, che passa di mano in mano da una generazione di studenti ad un'altra, dai quarti ginnasi ai terzi licei (o dai primi ai quinti dovrei dire per gli amici del linguistico e per tutti adesso che ci siamo uniformati nostro malgrado), è il nostro spazio e dobbiamo, pardon, dovete (tocca usare la seconda plurale adesso!) , mantenerlo tale. Dateci dentro!


Simone Calio’

martedì 30 aprile 2013

L'odore del piombo

Nessuno di noi ragazzi ha in mente, per averlo vissuto direttamente, il periodo degli anni di piombo e delle stragi di Stato; di certo ne abbiamo sentito parlare e abbiamo avuto modo di capire cosa sia successo in quegli anni macchiati di sangue dalle stragi di Milano, Brescia o Bologna.
Erano, parafrasando Guccini, gli anni in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti, quando gli equilibri geopolitici mondiali e la logica dei blocchi contrapposti influenzavano così tanto la nostra politica interna che, ancora oggi, molti aspetti delle stragi di Stato e della strategia della tensione ci rimangono sconosciuti per via dell'implicazione di forze tali da calare una cortina di silenzio in grado di annullare anche il fragore delle bombe.
Ieri, quando ci siamo svegliati con le immagini di Luigi Preiti che sparava davanti a Palazzo Chigi, forse abbiamo iniziato a capire cosa significasse vivere in quegli anni, con la paura di recarsi in banca o di prendere il treno. Di certo il clima di oggi è diverso: il crollo del muro e la fine del regime sovietico, che per molti rappresentavano la vittoria del modello di sviluppo capitalista e anticipavano un'era di progresso liberista, per noi italiani non erano altro che il preludio allo scandalo di Tangentopoli e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica.
Per una repubblica giovane come la nostra, di soli 67 anni, 40 Presidenti del Consiglio sono davvero troppi, considerando che di norma si tratterebbe di una carica quinquennale: la crisi che viviamo oggi, però, non è solo politica. E' una crisi istituzionale, una crisi sociale, anche una crisi culturale. Non è solo la crisi di un sistema statale che non ottiene più fiducia, è la crisi di un ceto medio che si sta, neanche troppo lentamente, assottigliando fino a sparire.
Fortunatamente ancora non siamo ai livelli critici, a quei livelli in cui le persone comuni scenderanno nelle piazze e bloccheranno intere città - non ci siamo ancora arrivati, basta guardarsi un po' intorno e vedere quante persone girino coi vestiti firmati e con l'iPhone e quante famiglie possiedano più di due automobili. La strada, in ogni caso, l'abbiamo imboccata e la stiamo percorrendo a gran velocità, finchè non ci ritroveremo a sbattere contro un muro e a realizzare che sono più quelli che stanno male, rispetto a quelli che stanno bene.
Ci vorrà del tempo. Intanto, però, c'è chi il disagio lo sente e lo manifesta: non nella maniera più efficace, magari, ma lo manifesta.

lunedì 22 aprile 2013

Nostalgia

Dopo tanto tempo, si ritorna a scrivere in questa rubrica. Scusate la lunga assenza, dovuta a problemi personali, ma l'importante è ricominciare, no?
Dopo aver trattato argomenti quali la morte, la felicità e la libertà, oggi mi piacerebbe parlare di un'emozione che rende l'uomo debole, quasi ad inibire completamente il suo animo e la luce che porta negli occhi: la nostalgia.
Dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore): "dolore del ritorno", la nostalgia getta l'uomo in uno stato psichico di tristezza ed impotenza, quasi sempre dovuti alla lontananza da persone e/o luoghi ed eventi cari che l'individuo vorrebbe poter rivivere, idealizzandoli. Come ho detto qualche parola fa, la nostalgia è un'emozione paralizzante: quanti hanno provato sentimenti intrisi di una vena nostalgica, oramai lontani da noi, per poi ritrovarsi seduti da parte, fissi nel vuoto di un ricordo che (forse) non tornerà più? Credo che tutti abbiano sperimentato una sensazione tale da potersi fermare un secondo a riflettervi. E chiunque lo avrà fatto, si sarà sentito di nuovo chiuso in una gabbia le cui pareti sono costruite di impotenza e tristezza; in alcuni casi, infatti, la nostalgia sfocia in manifestazioni di carattere patologico.
Cos'altro serve per delineare la potenza di questo sentimento? La nostalgia è una sensazione dominante, che ti assale senza preavviso e ti getta in un mare di insicurezza, dove anche il più potente tra gli uomini annegherebbe, da solo. Qui l'onnipotenza e la supremazia nell'universo dell'uomo va a farsi fottere per colpa di qualcosa che abbiamo dentro, schiavizzati da un ricordo che non vuole abbandonarci. Esempio per eccellenza ne è la morte di uno dei nostri cari: tutti i momenti belli passati insieme ci strappano un sorriso che subito viene bagnato da una lacrima, che ci avverte.. Ci dice che quello è il passato e che davanti ai nostri occhi lucidi c'è il futuro, incerto e tortuoso. E che quei ricordi non torneranno mai più.
E l'uomo cosa può fare? C'è chi si dispera e non reagisce, c'è chi rimane in silenzio e vorrebbe solo piangere in riva al mare affinchè lì le sue lacrime non possano essere notate da nessuno tranne che dal mare stesso, sempre più grande e scuro, macchiato dalla paura del domani e dal dolore per ciò che è passato; ma c'è anche chi decide di affrontare la nostalgia e di affidare le lacrime ad un fazzoletto, pensando che il tempo non può fermarsi in quel vuoto che i ricordi del passato portano con loro, ma che esso va avanti, inesorabile. E che quella nostalgia sarà lì, a tenergli compagnia nei momenti di solitudine. Perchè è questo ciò che l'uomo può fare: rimanere imprigionato in questa gabbia di impotenza e tristezza, stretto dal dolore per il passato che non tornerà più, oppure sorridere a questo e prendere quella nota malinconica che è la nostalgia come pretesto per ricordare chi si è stati e continuare ad essere ciò che il passato vuole portare via con se tra le scure ed infami braccia del tempo che scorre.

Andrea Pietrangeli, IIC

venerdì 19 aprile 2013

VIGAMUS, il museo del videogioco

Inaugurato lo scorso Ottobre, “The Video Game Museum of Rome”, per gli amici “Vigamus”, è un grazioso locale di circa 1000 mq situato nel centro di Roma, che offre a tutti i nerd, geek e gamers (tre categorie differenti per chi non lo sapesse!) la possibilità di scoprire i leggendari protagonisti dei videogiochi più celebri e le loro bizzarre avventure, di visitare mondi differenti e sperimentare un vero e proprio viaggio nel tempo dagli anni ’80 fino ad oggi.

All’interno del Museo possiamo trovare ben 63 pannelli illustrati in italiano e in inglese, intere pareti dedicate ai cult del passato, oltre 150 pezzi originali in esposizione tra console e giochi d'epoca e infine, *rullo di tamburi*, un'area interattiva per sperimentare la storia del videogioco con le proprie mani!

La missione di VIGAMUS è fare cultura e rendere il videogioco accessibile a tutti, specialmente a chi si avvicina per la prima volta a questo fantasmagorico universo. Patrocinato da Roma Capitale e principale progetto dell’Istituto Culturale AIOMI, è entrato a far parte di ICOM, (Interntational Council of Museums) l’organizzazione non governativa associata all’UNESCO e impegnata a preservare e divulgare il patrimonio museale nazionale.
Patrimonio del quale, tra l’altro, possiamo godere solo qui a Roma (VIGAMUS è l’unico Museo del Videogioco in tutta Italia!). 
 
Ma non è finita qui! VIGAMUS è un museo e molto di più: all’interno ospita regolarmente esposizioni temporanee, conferenze, seminari e mostre artistiche dedicate ai giochi del momento, ai loro eroi e ai loro geniali ideatori. 

Dunque, cari amanti dei pixel, vi invito ad approfittare dell’occasione per  (ri)percorrere la storia e l’evoluzione di questa forma d’arte giovane ma dall’illustre passato.

Sito ufficiale:
www.vigamus.com


Cristina Ionne, IID

venerdì 5 aprile 2013

The Wall: We don't need no alienation (?)

I muri sono davvero crollati?

Viviamo nel mondo in cui sembra di non essere mai soli, quello in cui possiamo condividere la nostra vita in tempo reale con quasi tutto il mondo, ma davvero possiamo dire di aver buttato giù il muro dell’alienazione? Abbiamo avuto modo di conoscere l’alienazione delle famiglie chiuse nelle loro case dai racconti delle due guerre mondiali, l’alienazione di quei popoli oppressi da forme di dittature (la Spagna franchista, la Germania di Hitler, la Romania di Chauchesku, il Cile di Pinochet…) che da alienazione civile diventa alienazione personale per la mancanza di libertà imposta ai cittadini (opprimente per chi ne sente la necessità). Una riflessione profonda su questi concetti è portata avanti da Roger Waters nell’album “The Wall” dei Pink Floyd attraverso la vicenda personale del giovane Pink. 
Pink è una rock star che sta per calcare il palco del suo grande, enorme concerto, l’acme del suo successo. Partecipano milioni e milioni di ragazzi, una folla delirante, confusa, che sembra non capire proprio che la musica, in realtà, è ascolto, passaggio complesso di emozioni tra chi compone e chi si lascia trasportare dalla melodia. Al pubblico tutto questo sfugge, Pink vede una folla bestiale, una folla alienata. Alienazione è la condizione di tutti quanti: di Pink, che sente che il suo lavoro, per quanto “partecipato” è tutt’altro che capito, e della folla, chiusa nel solo pensiero di fare casino. Perché deve salire su quel palco? Siamo tutti alienati, nessuno quasi si accorge della presenza degli altri. Perché siamo alienati? La vita umana è in realtà una corsa al condizionamento scandita da tappe fondamentali che sono i “mattoni” del muro della nostra alienazione. Partendo dalla sua infanzia, Pink riflette sul momento in cui il “thin ice” degli affetti stabili costruiti dalla sua famiglia non è stato più in grado di sorreggere il peso del bambino ormai cresciuto, cioè del bambino che pensa. Alla luce del pensiero si rivelano tutte le costrizioni sociali che creano l’isolamento dell’individuo che nemmeno si accorge di essere un alienato, lo prende come un dato di fatto senza darci troppa importanza e che, anzi, trova necessario farlo. Risuona spesso la frase “all in all it was just a brick in the wall”, dopotutto è solo un mattone nel muro.