Dichiarazione universale dei diritti umani, 1948.
Dico ciecamente, perchè nel contesto in cui siamo inevitabilmente abituati a vivere, ci ritroviamo sempre e comunque sotto una vera e propria pressione ideologica che tenta di interferire con la nostra libera capacità di pensiero. Sia chiaro, non sto sminuendo millenni di evoluzione solo per arrivare a dire che l'uomo non è in grado di pensare autonomamente: soltanto, vorrei far prendere atto di come in questi giorni, ma più in generale in qualsiasi epoca, possa risultare semplice farsi condizionare dalle idee altrui.
Ci ritroviamo a vivere in una società dove ormai la televisione va a braccetto col pane, all'ora di pranzo e all'ora di cena. Ci ritroviamo a vivere in una società dove un numero sconsiderato di giornali e testate di vario genere ci sommergono di un quantità disumana di informazioni, spesso contrastanti, fra le quali risulta difficile saper distinguere il vero dal verosimile. Ci ritroviamo a vivere in una società dove le poche informazioni che possiamo osare definire attendibili provengono dalla rete, all'interno della quale è comunque richiesta una notevole capacità di destreggiarsi per non annegare nell'oceano infinito di dati e notizie che circolano, dal senso più o meno compiuto.
Senza entrare nel merito della tematica che ho portato solo come esempio, il mio parere è che la verità sta nel mezzo. "Conoscenza è potere", diceva Sir Francis Bacon. "Potere è giustizia", lessi da qualche parte una volta. "Giustizia è verità", ci aggiungo io, per il semplice fatto che, accorciando l'equazione, solo una conoscenza diretta di ciò che ci circonda può permetterci di farci un'idea generale.
Il discorso vale tanto per chi scrive le notizie, quanto per chi le legge, e rappresenta il principio di base per la libertà di espressione quale la intendiamo noi.
Perchè, allora, si può parlare di un errore come di un diritto? Semplicemente per via del fatto che quello che per me è un errore altrui, per l'altro potrebbe senza problemi rappresentare una verità e il conflitto fra due individui dalle posizioni diametralmente opposte risulta insanabile in questo senso, se non con un compromesso necessariamente insoddisfacente per entrambe le parti, ma perlomeno risolutivo. Temporaneamente.
E' la stessa idea che c'è alla base della decisione che ha preso questa scuola durante le mobilitazioni studentesche di protesta contro il DDL 953, in coordinazione a tutte le altre istituzioni del territorio.
La nostra attività si è allora articolata su spiegazioni del DDL, su introduzioni generali a dottrine politiche di vario genere, su raffronti di carattere filosofico fra situazioni simili ma diverse nel tempo, su attività puramente creative e dibattiti di attualità, anche grazie all'intervento di ex-studenti, ora universitari, che hanno messo a disposizione il proprio tempo.
Rimane, ovviamente, la consapevolezza che non si può cambiare il mondo in tre giorni, per quanto le proprie idee possano essere ritenute buone; e a questa si aggiunge, così spero, la stessa consapevolezza che quello che si sta facendo non può essere universalmente riconosciuto come giusto. Le critiche sono ben accette, purchè siano costruttive e aiutino a porre le basi per quel futuro un po' più vivibile a cui ogni giovane di oggi immagino aspiri; e per di più sono proprio le critiche a dimostrare che un'idea, all'interno dei suoi limiti, ha tanti difetti da riparare quanti pregi da mettere in risalto.
Noi abbiamo lavorato con tutta la passione e con tutta la disponibilità e ci siamo sentiti in grado di fare grandi cose, e il traguardo più grande che abbiamo saputo raggiungere è stato proprio quello di far rispettare quella libertà di espressione che è alla base della nostra esperienza di vita.
Non è stato facile, assolutamente, sarebbe falso dire il contrario. Non è stato facile perchè in qualche modo si cerca sempre di convincere l'altro sulla bontà delle proprie intenzioni e spesso si sfocia nella mancanza di rispetto verso quell'ideologia magari diversa dalla nostra ma che poi, pensandoci bene, non risulta poi essere così fuori dal mondo.
Basta solamente sapersi immedesimare un po' in chi ci sta di fronte e cercare di capire quali possano essere le sue ragioni, anteponendo l'obiettività al proprio mero parere personale.
Ed è per questo che un errore è, e deve essere, un diritto.
Andrea Cristiano, IIIE
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